Domenico Sigalini – presidente del COP
Siamo tutti in cerca di una speranza viva, perché di speranze morte ci stiamo riempiendo la vita ogni giorno. Per troppo tempo ci siamo affidati agli oroscopi delle nostre condizioni umane; giustamente amiamo il nostro lavoro, la nostra famiglia, ce la mettiamo tutta per portare a casa di che vivere. Tutti però viviamo al di sopra delle nostre possibilità, ma soprattutto siamo tentati di abbassare l’orizzonte alla sopravvivenza. Non riusciamo a immaginare un futuro più bello come era consuetudine di tutte le famiglie fino a un po’ di tempo fa. Se lavoro, vedrai che andrà meglio, riuscirò a mettere a posto la casa, mi compero una buona automobile, farò delle belle ferie, mi metto via qualcosa così sono a posto quando vado in pensione. Tutti bei discorsi, che oggi lentamente scompaiono, non solo per la crisi economica, ma anche per la perdita di speranza, di grinta nell’affrontare le difficoltà, per l’adattamento a farci ciascuno i propri interessi, abbandonando i poveri al loro destino. Il bene comune è solo la somma dei beni di ciascuno e chi li ha se li tiene.
In questo nostro modo di vivere ci siamo dentro come cristiani e come parrocchie. Non siamo ricchi, anzi manchiamo del necessario soprattutto dal punto di vista educativo. Le nostre parrocchie non sono assolutamente fonti di guadagno, non abbiamo comunque bisogno di soldi, ma di un capitale di fede per irradiare il dono che Dio ci ha dato che è l’affascinante persona di Gesù, il suo Figlio amato e donato fino all’ultima goccia; abbiamo bisogno d’amore e di generosità che ci permette di vivere con dignità e di esagerare nella solidarietà con i più poveri. La speranza più grande che abbiamo è il vangelo: la nostra vita, la nostra pienezza, la nostra felicità.
Il vangelo è l’unica nostra speranza
La nostra unica speranza è Gesù, il centro delle nostre aspirazioni è Gesù. Lui vogliamo mettere al primo posto nella nostra vita, conoscerlo, amarlo, obbedirgli, ascoltarlo, farlo conoscere. Il vangelo è la luce nitida e gioiosa che si è accesa nella vita di ogni persona per dono di Dio, che offre orientamento e infonde forza, che si fa compagnia fedele e coinvolgente. I cristiani sono coloro che fanno giungere al vangelo tutta la loro sete di Dio e voglia di vivere, tutte le loro angosce e tensioni, le loro gioie semplici e le soddisfazioni della vita quotidiana, i loro pentimenti e rimorsi, le aspirazioni a una vita nuova e la percezione di sentirsela donata oltre ogni merito da Dio.
Prendere in mano il vangelo, accoglierlo nella nostra mente e nella nostra vita ogni giorno è cercare la guarigione dai nostri mali che a ogni alba che nasce rischiano di cambiare la nostra amicizia in abitudine, il nostro amore in possesso, il nostro lavoro in affanno, le nostre attese in angoscia, la nostra vita quotidiana in sopportazione, la nostra creatività in capriccio, i nostri dialoghi in processi, le nostre stesse preghiere in lamenti.
Avere il vangelo è trasfigurazione della vita, senza rifugio in tende consolatorie, con un velo di lacrime sugli occhi, ma con la certezza che nella croce c’è una compagnia, una forza, una spinta, un perdono per il peccato, una guarigione per l’infermità, la depressione.
Farsi accompagnare dal vangelo è offrire a tutti la vera vita cristiana, prima di ogni struttura o organizzazione; è vivere la vita da chiamati e non da impiegati.
Il vangelo è il primo e vero testo formativo di ogni famiglia, di ogni parrocchia, di ogni associazione o movimento o gruppo di cristiani, prima di ogni mediazione, di ogni schema e di ogni scambio di esperienze. È da tenere nella bisaccia della vita, sul cruscotto dell’automobile o nella borsa della spesa, nello zaino della scuola o nella sacca del lavoro.
Lo vogliamo conoscere
Siamo anche noi come il cieco di Gerico sul ciglio della strada a raccattare qualcosa per vivere, abbiamo sentito parlare di Gesù, ci ha incuriosito, ma vorremmo conoscerlo, vorremmo vederlo passare di qua nella nostra vita come Zaccheo che sale sulla pianta. Poi, invece la nostra superficialità lascia correre, Gesù passa e non ci trova. Il vangelo è poco conosciuto anche da chi frequenta la chiesa; occorre quindi una formazione continua alla parola di Dio, occorre conoscere la Bibbia nella sua interezza per comprendere chi siamo, per riappropriarci della identità cristiana.
Lo vogliamo lodare
Molti sono affascinati da Gesù e vorrebbero fare della loro vita una lode a lui, invece sono solo chiamati a fare, a organizzare, a costruire o disfare. Ogni comunità cristiana, ogni associazione, ogni movimento, deve privilegiare il vangelo prima di ogni attività, deve averlo sempre a portata di mano in ogni incontro prima di iniziare a organizzare, a decidere, a dialogare e con questa lettura dire un grande grazie a Dio per avercelo fatto conoscere.
Lo vogliamo seguire
Gesù è da contemplare, da adorare e da seguire; la strada che lui ci indica quasi non la conosciamo. Abbiamo bisogno di una luce profonda che illumini le scelte difficili, quelle che ogni giorno siamo chiamati a fare, e di una conoscenza del bene e del male che non rimane ferma al catechismo delle scuole medie.
Il vangelo è la buona notizia che la nostra comunità cristiana deve vivere e proporre
La Chiesa è la casa dove si impara il vangelo, dove ci si aiuta a viverlo, dove viene collocato sempre al primo posto di ogni attività o programma. L’unica ragione di esistere di una comunità cristiana è il vangelo: lui, Gesù, le sue parole, l’esperienza delle prime comunità cristiane scritte nei vangeli.
Il vangelo è comunione
Diventa vangelo vivo la comunione della parrocchia con tutte le altre, la capacità di progettare assieme fedeltà e sequela. Non tutte le parrocchie hanno le forze per fare tutto, assieme però possono fare sempre meglio, aiutandosi le une con le altre, rendendo visibile il vangelo che offre comunione con Dio e tra noi.
Il vangelo è una parola che provoca tutti a dare dignità alla propria umanità
Il vangelo è il dono più bello che abbiamo e non lo vogliamo tenere per noi. Dio ce lo ha comunicato perché tutti gli uomini lo possano conoscere.
Attraverso di noi, il vangelo potrà:
- diventare guida dei giovani
- essere ispirazione necessaria per la politica
- colmare la sete della famiglia
- dare luce al lavoro
- essere atteso dalla comunità multiculturale che si allarga sempre più
- illuminare il mondo dell’economia e degli affari
- essere la radice della nostra cultura.
Tutto l’articolo su Orientamenti Pastorali n. 3(2025), EDB. Tutti i diritti riservati.