Giacomo Ruggeri – pastoralista

Scenario scuro? È già realtà (da anni). La fatica ad accettarla è la vera questione. Abbiamo tre generazioni che, dal punto di vista del credere, convivono: nonni credenti, genitori agnostici, figli atei. Ovviamente non è così netto e uniformabile in modo indistinto, ma la vicinanza alla realtà è millesimale.

Nonni credenti: fedeli della ritualità

È la generazione cresciuta a pane, fatica, sacrificio, impegno sociale, difesa dei principi e dei valori umani. Dove l’essere credenti e praticanti in parrocchia erano facce della stessa medaglia. La fedeltà alla ritualità liturgica, soprattutto la Messa della domenica, era paragonata all’essere fedeli al proprio consorte: il senso della famiglia e il senso della parrocchia si sovrapponevano senza smagliature.

La generazione dei nonni credenti ha tenuto in piedi, sino ad oggi, la partecipazione alla celebrazione domenicale, come rito reiterato nel tempo in quanto considerato coessenziale alla crescita personale e familiare. La generazione dei nonni credenti è nata senza internet, dove il giornale era acquistato in edicola e la televisione era l’organo ufficiale dell’informazione (“L’ha detto la televisione!”). Cellulari, iPad, social sono arrivati nelle loro mani come strumento fisico, ma senza una formazione previa. Nel tempo sono stati i loro figli (degli anni ’90) ad addestrarli, per passare poi la mano ai loro nipoti figli dell’Intelligenza Artificiale IA.

La generazione dei nonni credenti portava i figli a Messa alla domenica come rito familiare: si andava tutti insieme. La Messa, allo stesso tempo, si è prestata pensando, a fin di bene, (e oggi presenta il conto) come ricatto alle richieste che i figli chiedevano in cambio. Risultato? La Messa come scotto da pagare, biglietto da timbrare per portare a casa ciò che il figlio desiderava (e oggi lo raccontano con candore con innumerevoli episodi). Questa generazione, dei nonni credenti, considerava naturale far battezzare i propri figli e, da lì in avanti, fargli vivere il percorso sacramentale cammin crescendo. La Chiesa in Italia della generazione dei nonni credenti viveva il suo massimo splendore a suon di Orientamenti decennali, progettazioni pastorali equivalenti da Trapani a Bolzano. Questa generazione, in Italia, ha permesso alle agenzie nazionali di statistica di vedere alta, rispetto ai vicini paesi europei, la percentuale di partecipazione alla vita della parrocchia, specie nella Messa della domenica. E qui un punto debole: l’aver fatto coincidere il credere in Dio con la sola partecipazione alla Messa. Di contro, chi non andava a Messa era considerato non credente (e non era vero e non è vero). Questa generazione dei nonni non credenti, a parte i defunti che sorella morte porta progressivamente con sé, continuano a praticare la Messa domenicale senza più vedere i loro figli quarantenni, se non in rare occasioni d’obbligo affettivo, a Messa con loro (per non parlare dei nipoti catapultati già nell’era dell’indifferenza e dell’insignificanza, tranne ciò che vale e conta solo per me). Quel rito dell’andare a Messa tutti insieme, genitori e figli, è merce rarissima e sempre più rara.

Genitori agnostici: Dio a modo mio senza alcuna appartenenza ecclesiale

È la generazione dei quarantenni di oggi che hanno i figli alle elementari e alle medie. Sono cresciuti nell’era di internet. Sono stati testimoni, e nel contempo responsabili, di quei molteplici passaggi generazionali, lasciando dietro a sé morti e feriti. Un esempio: l’essere andati a convivere in una casa propria (per poi valutare se sposarsi o no) ha tranciato di netto riti, tradizioni, ritualità legati al credere. La Messa domenicale è stata, ed è a tutt’oggi, la prima rapida potatura della generazione dei genitori agnostici, spesso vissuta come obbligo richiesto dai genitori. Quell’a privativo di a-gnostico, la generazione dei giovani genitori di oggi la vive a più livelli.

Un primo livello: scelgo io se vivere o meno, ad esempio, la Messa domenicale, o se far fare il percorso dei sacramenti ai figli lasciando che siano loro, da grandi, a scegliere cosa fare in nome della libertà personale. Un secondo livello: le successive metamorfosi delle culture antropologiche, sociali, politiche, culturali che si sono susseguite nei decenni hanno radicalmente cambiato la forma mentis dei genitori agnostici rispetto a quella dei nonni credenti. Nella generazione dei nonni credenti si ragionava per decenni; con la generazione dei genitori agnostici si pensa di anno in anno; la generazione dei figli atei ragiona per istanti di notifiche social che squillano nello smartphone, minuto dopo minuto. L’appartenenza ecclesiale dei nonni credenti si è tramutata nei genitori agnostici in saltuaria partecipazione ai momenti della parrocchia legati a situazioni affettive fortemente coinvolgenti perché i loro figli sono al centro a favore di scatto fotografico da condividere subito nei social (Prima Comunione, Cresima).

Figli atei: gruppo, amici, selfie. In realtà sono soli

È la generazione che raccoglie i frutti delle scelte dei loro genitori agnostici. “Babbo e mamma non vanno a Messa: perché io ci devo andare?”. La generazione dei figli atei è cresciuta a Instagram, TikTok, ChatGPT e con YouTube per caricare ogni video senza alcun filtro che s’interponga tra il dito e la propria coscienza. Inizia ad esplorare l’Intelligenza Artificiale al pari di mettersi alla guida senza patente. Questa generazione ha solcato, in uscita, la porta della parrocchia dopo il “dazio” della Cresima: il fallimento dei padrini e delle madrine, avvalorato in numerose diocesi italiane[1] per motivate ragioni pastorali.

Nella generazione dei figli atei vi sono alcuni che, obtorto collo, vengono a Messa e si siedono con gli amici guardando sempre il cellulare, perché il rito da reiterare è lì dentro. Questa è la generazione tanto social e tanto sola. Questa generazione è atea perché senza un Dio di cui hanno fatto esperienza personale, ma un Dio generico frutto di ricordi del passato legato per lo più a esperienze di gruppo. Vita interiore, preghiera, accompagnamento, discernimento, stile di vita: tutte espressioni che suonano arabo alle orecchie della generazione dei figli atei. Che fare? Come muoversi? Soluzioni à la carte non ve ne sono; esplorare proposte, pur sapendo di fallire, non deve scoraggiare nel provarci. «Una forma che la speranza assume in una concreta situazione storica», o «qualcosa che ancora non esiste, qualcosa di nuovo, ma verso cui bisogna dirigersi a partire da quello che c’è» (Bergoglio).

Tratto da Orientamenti Pastorali n. 4(2025), EDB. Tutti i diritti riservati.

[1] Per citarne alcune: Agrigento, Catania, Teano-Calvi, Alife-Caiazzo e Sessa Aurunca, Viterbo, Grosseto, Mazara del Vallo, Melfi -Rapolla-Venosa, Sulmona-Valva, Pitigliano-Sovana-Orbetello, Cosenza-Bisognano, Ventimiglia-Sanremo, Sabina-Poggio Mirteto, Spoleto-Norcia, Palermo, Massa Carrara-Pontremoli, Napoli. Il Codice di Diritto Canonico non impone la figura del padrino, ma lo prevede «per quanto è possibile» (can. 872).